Guide agli ingredienti

Conservanti nei cosmetici: phenoxyethanol, sodium benzoate e cosa significa davvero “senza conservanti”

Qualsiasi cosmetico che contenga acqua ha bisogno di protezione contro batteri, lieviti e muffe. Cosa fanno phenoxyethanol, sodium benzoate, potassium sorbate ed ethylhexylglycerin, e come un prodotto può essere onestamente “senza conservanti”.

Aggiornato il: 31 ottobre 2026 · Verificato da: Kamil Pyziak

GUIDE AGLI INGREDIENTIConservanti nei cosmetici:phenoxyethanol, sodiumbenzoate e cosa…incimondo.com

Perché i cosmetici vanno conservati

Acqua, zuccheri, proteine ed estratti vegetali sono nutrimento non solo per la pelle, ma anche per i microrganismi. Una crema o uno shampoo vengono aperti decine di volte, toccati con le dita e tenuti in un bagno caldo e umido, quindi senza protezione possono contaminarsi nel giro di settimane. La contaminazione non è solo un problema estetico: può alterare la consistenza e l’odore di un prodotto e, in rari casi, esporre chi lo usa a un rischio di infezione, soprattutto nella zona degli occhi.

Per questo motivo, nell’UE una sostanza il cui scopo principale è inibire la crescita di microrganismi nel prodotto può essere usata solo se figura nell’elenco dei conservanti ammessi nell’Allegato V del Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici. Ogni voce prevede una concentrazione massima e, per alcune sostanze, condizioni aggiuntive. Il produttore deve inoltre dimostrare nella valutazione della sicurezza che il prodotto finito è adeguatamente protetto, di solito tramite il cosiddetto challenge test.

Phenoxyethanol: il conservante più diffuso oggi

Il Phenoxyethanol è un etere di glicole: un liquido limpido, leggermente oleoso, con un lieve odore di rosa. È efficace soprattutto contro i batteri e si trova in creme, sieri, shampoo, salviette umidificate e trucco. Nell’Allegato V la sua concentrazione massima nel prodotto finito è dell’1%. In pratica viene spesso usato al di sotto di questo livello e combinato con altri ingredienti per ampliarne lo spettro d’azione.

La sua popolarità è cresciuta quando molti marchi hanno abbandonato i parabeni. Il Phenoxyethanol è stato esaminato dal Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori dell’UE (SCCS), che lo ha ritenuto sicuro alla concentrazione massima ammessa. Come qualsiasi ingrediente, può occasionalmente irritare le pelli sensibili, ma l’allergia a questa sostanza è considerata non comune.

Sodium benzoate e potassium sorbate: la coppia di grado alimentare

Sodium Benzoate e Potassium Sorbate sono i sali dell’acido benzoico e dell’acido sorbico, entrambi usati anche come conservanti alimentari (E211 ed E202). Nei cosmetici sono apprezzati nei prodotti presentati come naturali, perché sono accettati da molti standard di certificazione naturale e biologica. L’Allegato V ne fissa i limiti calcolati come acido libero; per l’acido benzoico e i suoi sali il limite varia tra prodotti da risciacquare, prodotti per l’igiene orale e prodotti senza risciacquo, mentre per l’acido sorbico e i suoi sali è dello 0,6%.

Entrambi funzionano meglio nelle formule acide, perché è la forma acida non dissociata a essere attiva contro i microrganismi. Sono più efficaci contro lieviti e muffe che contro i batteri, quindi di solito vengono combinati tra loro o con altri ingredienti. In una formula con pH vicino alla neutralità avrebbero bisogno di supporto, ed è per questo che spesso li si trova accanto a un acidificante come il Citric Acid.

Ethylhexylglycerin e altri “aiutanti”

L’Ethylhexylglycerin non figura nell’elenco UE dei conservanti; le sue funzioni ufficiali sono condizionante cutaneo e deodorante. È però molto spesso abbinato al phenoxyethanol, perché rende i microrganismi più sensibili al conservante e permette di ottenere l’effetto con una dose più bassa. Le miscele pronte dei due sono comuni, ed è per questo che compaiono così spesso uno accanto all’altro nelle liste INCI.

Un ruolo simile è svolto da ingredienti come Caprylyl Glycol, 1,2-Hexanediol, Pentylene Glycol o Glyceryl Caprylate. Sono usati come emollienti, umettanti o solventi e, come effetto collaterale, rendono la vita più difficile ai microbi. Poiché la loro principale funzione dichiarata non è la conservazione, non sono soggetti all’Allegato V. Dehydroacetic Acid e Benzyl Alcohol, invece, sono conservanti elencati; il benzyl alcohol è anche un componente delle fragranze.

Cosa può significare davvero “senza conservanti”

Alcuni prodotti non hanno davvero bisogno di un conservante aggiunto. I prodotti anidri (oli, balsami, rossetti, polveri, saponi solidi) non contengono acqua libera e sono molto più difficili da colonizzare per i microbi. Anche i prodotti con un alto contenuto di etanolo o glicoli, le fiale monodose e i flaconi airless che impediscono il riflusso possono ridurre o eliminare la necessità di un conservante classico.

In altri casi “senza conservanti” significa che la formula si affida a ingredienti multifunzionali che ufficialmente non sono conservanti, come i glicoli citati sopra. Dal punto di vista microbiologico il prodotto è comunque protetto, solo non da una sostanza dell’Allegato V. Le norme UE sulle dichiarazioni cosmetiche richiedono che siano veritiere e non ingannevoli, e le linee guida sulle diciture “senza” guardano con occhio critico alle affermazioni che lasciano intendere che un prodotto non sia protetto quando sono altri ingredienti a svolgere quel compito. In pratica, leggi la lista INCI invece del fronte della confezione.

Cosa l’etichetta non dice

La lista INCI indica quali conservanti sono presenti, ma non la loro concentrazione né quanto bene il sistema abbia superato il challenge test. Un prodotto senza conservanti riconoscibili non è automaticamente più delicato: se la protezione è troppo debole, il rischio maggiore è la contaminazione.

Il simbolo del vasetto aperto con un numero di mesi (periodo dopo l’apertura) indica entro quanto tempo il prodotto va usato una volta aperto. Tieni i vasetti chiusi, evita di aggiungere acqua e, quando possibile, usa una spatola. Se un prodotto cambia odore, colore o consistenza, smetti di usarlo. Se reagisci a un conservante, il dermatologo può identificare la sostanza esatta con un patch test.

Fonti