Guide agli ingredienti

Gli ingredienti del dentifricio spiegati: fluoro, idrossiapatite, SLS e abrasivi

L’etichetta di un dentifricio elenca particelle detergenti, agenti schiumogeni, umettanti, aroma e spesso un principio attivo come il fluoro o l’idrossiapatite. Come leggerla, cosa dicono le norme UE e perché le domande sui tuoi denti vanno rivolte a un dentista.

Aggiornato il: 31 ottobre 2026 · Verificato da: Kamil Pyziak

GUIDE AGLI INGREDIENTIGli ingredienti deldentifricio spiegati: fluoro,idrossiapatite, SLS e abrasiviincimondo.com

Cosmetico o medicinale?

Nell’UE la maggior parte dei dentifrici e dei collutori sono prodotti cosmetici: il Regolamento sui cosmetici comprende esplicitamente i prodotti usati sui denti e sulle mucose della bocca per pulirli, proteggerli o mantenerli in buono stato. Riportano quindi una lista INCI completa, proprio come uno shampoo. Un prodotto presentato come in grado di curare o prevenire una malattia può invece rientrare nella normativa sui medicinali, e il confine tra le due categorie viene stabilito caso per caso dalle autorità nazionali.

Questa guida spiega cosa sono gli ingredienti e cosa dicono le norme. Non sostituisce il parere di un dentista, che può consigliare un dentifricio e una routine adatti ai tuoi denti o a quelli di tuo figlio.

Fluoro: il principio attivo più consolidato

Il fluoro è il principio attivo della maggior parte dei dentifrici. Nelle liste INCI lo trovi come Sodium Fluoride, Sodium Monofluorophosphate, Stannous Fluoride o come fluoruri amminici come l’Olaflur. Il suo ruolo nel contribuire a proteggere dalla carie è supportato da un ampio corpus di ricerche, ed è per questo che le organizzazioni odontoiatriche raccomandano ampiamente il dentifricio al fluoro.

Le norme UE elencano i composti del fluoro nell’Allegato III del Regolamento sui cosmetici: nei prodotti per l’igiene orale il contenuto totale di fluoro non deve superare lo 0,15%. I dentifrici nella fascia più alta devono riportare diciture specifiche sull’uso da parte dei bambini, a meno che non siano etichettati come non adatti ai bambini. Le confezioni indicano spesso il contenuto in ppm (parti per milione); 1.000 ppm corrispondono allo 0,1%. Quale concentrazione sia adatta a una determinata persona è una domanda per il dentista.

Idrossiapatite: l’alternativa senza fluoro

L’idrossiapatite è un minerale di fosfato di calcio strettamente affine al principale minerale dello smalto dentale. Nel dentifricio viene usata come agente detergente delicato e nei prodotti presentati come senza fluoro, con l’idea che possa depositarsi sulla superficie del dente. La ricerca sui suoi effetti è in crescita, ma è meno ampia della base di evidenze relativa al fluoro.

L’idrossiapatite è spesso usata in forma nano. Nelle liste degli ingredienti UE gli ingredienti nano devono essere contrassegnati con “(nano)” dopo il nome. L’idrossiapatite nano è stata valutata dall’SCCS ed è inserita nell’Allegato III con concentrazioni massime per dentifrici e collutori (Regolamento (UE) 2024/858).

Agenti schiumogeni: SLS e alternative

Il Sodium Lauryl Sulfate (SLS) fa schiumare il dentifricio e aiuta a distribuirlo in bocca. Alcune persone soggette ad afte ricorrenti preferiscono un dentifricio senza SLS; gli studi sull’utilità di questa scelta hanno dato risultati contrastanti. Se hai afte frequenti, è bene che un dentista o un medico ne valuti la causa.

I dentifrici senza SLS usano altri tensioattivi come Cocamidopropyl Betaine, Sodium Methyl Cocoyl Taurate o Sodium Lauroyl Sarcosinate, oppure fanno pochissima schiuma. Meno schiuma non significa pulizia minore: la maggior parte del lavoro meccanico lo fa lo spazzolamento stesso.

Abrasivi e il resto della formula

Gli abrasivi delicati aiutano a rimuovere la placca e le macchie superficiali. I più comuni sono Hydrated Silica, Calcium Carbonate, Dicalcium Phosphate, Sodium Bicarbonate, Alumina e Perlite. Quanto un dentifricio sia abrasivo dipende dal tipo, dalla dimensione e dalla quantità delle particelle; viene spesso espresso con il valore RDA, che sulle confezioni UE non è obbligatorio. I dentifrici sbiancanti possono basarsi su particelle più abrasive o su altri meccanismi. Il perossido di idrogeno è limitato a basse concentrazioni nei prodotti per l’igiene orale venduti ai consumatori; nell’UE le concentrazioni più alte per lo sbiancamento dei denti sono riservate ai professionisti odontoiatrici.

Il resto della lista comprende di solito umettanti che evitano che la pasta si secchi (Sorbitol, Glycerin), addensanti (Cellulose Gum, Xanthan Gum), dolcificanti (Sodium Saccharin, Xylitol), l’aroma dichiarato come Aroma e talvolta Zinc Citrate o Potassium Nitrate nei prodotti per esigenze specifiche. La Charcoal Powder compare nei dentifrici neri; le prove dei suoi benefici sono limitate e la sua abrasività è una domanda frequente.

Cosa l’etichetta non dice

La lista INCI non indica la concentrazione esatta di fluoro (a meno che il marchio non la aggiunga in ppm), l’abrasività della pasta né se la formula sia stata testata per le eventuali affermazioni riportate sulla confezione. Non può nemmeno dirti quale dentifricio sia adatto ai tuoi denti, alle tue gengive o alla tua sensibilità.

Il dentifricio non va ingerito. Le domande sul fluoro per i bambini, sui denti sensibili, sulle gengive che sanguinano o sulle afte vanno rivolte a un dentista o a un medico, non a una lista di ingredienti.

Fonti